Inaugurazione impianto di depurazione di San Odorico in comune di Sacile


Venerdì 10 maggio 2019 è stato inaugurato l'ampliamento dell'impianto di depurazione di San Odorico in comune di Sacile.

L’impianto di depurazione di Sacile, sito nella frazione di S. Odorico, oggi al servizio del capoluogo e della medesima frazione, è entrato in funzione nel settembre del 1991. Nel tempo è stato oggetto di alcuni adeguamenti che, nel 2011 lo hanno portato allo stato precedente all’odierno ampliamento.

Sistema Ambiente S.r.l. (oggi LTA – Livenza-Tagliamento Acque S.p.A., a seguito della fusione per incorporazione del 15/12/2017), ha commissionato la progettazione ed aggiudicato l’appalto dei lavori, beneficiando di un finanziamento del Ministero dell’Ambiente di 2,3 milioni di euro per il superamento delle infrazioni comunitarie in tema di depurazione. Il finanziamento è stato erogato tramite un Accordo di programma Quadro con la Regione Friuli Venezia Giulia.

L’appena ultimato ampliamento dell’impianto per una potenzialità di progetto di 22.000 abitanti, partendo da quella attuale teorica di 11.000, si inserisce all’interno di un più ampio piano d’intervento, già programmato da LTA Spa, che prevede il progressivo allacciamento fognario di tutti gli utenti del servizio idrico non ancora collegati, che attualmente sono serviti da impianti di depurazione di tipo compatto, a livello di quartiere, che verranno via via eliminati man mano che la rete fognaria si svilupperà.

Il nuovo impianto prevede due nuove linee di trattamento biologico, realizzate in parallelo alla linea esistente, che si distribuiranno così il carico inquinante: 80% linee nuove (40% per linea = 8.800 ab.) 20% linea attuale (4,400 ab.), consentendo un’affidabilità depurativa decisamente superiore a quella dell’impianto esistente. La portata complessiva giornaliera alla saturazione della potenzialità risulterà in tempo secco pari a 4,400 m3/giorno, calcolati sulla base di un apporto in fognatura, netto giornaliero, di 200 l/ab·giorno, tipico di casi analoghi. Durante le piogge, ovviamente, trattandosi di fognatura mista, le portate in ingresso all’impianto aumenteranno di molto. La massima portata trattata in impianto in tali condizioni di punta sarà pari 733 m3/ora (coefficiente di punta = 4), mentre le portate eccedenti saranno sfiorate in testa all’impianto, previa grigliatura con luci da 50 mm, come previsto dal PTRA a protezione dello scarico di corpi grossolani, nel ricettore finale rappresentato dal fiume Livenza.

Le nuove strutture di trattamento, integrate perfettamente nel contesto depurativo esistente, presentano delle peculiarità di processo particolarmente performanti, successivamente evidenziate. Interessanti risultano anche le scelte progettuali connesse con l’inserimento ambientale e gli aspetti gestionali. Ciò, d’altra parte, risulta naturale in relazione ai continui sviluppi tecnologici disponibili, così come è doveroso che sia, trattandosi di un nuovo investimento, che deve obbligatoriamente durare nel tempo (scelta progettuale di almeno 100 anni di vita nominale dei manufatti).

Il primo effetto positivo dell’intervento deriva dalla realizzazione del nuovo accesso all’impianto, che attraverso una strada di circa 100 metri porta da via dei Cipressi al nuovo cancello d’ingresso. Viene pertanto abbandonato l’accesso da via Pietro Benvenuto, eliminando così il passaggio promiscuo con il viale del cimitero.

Le scelte progettuali sono state improntate sui seguenti concetti fondamentali: efficienza ed affidabilità depurativa, flessibilità gestionale e riduzione dei costi di esercizio.

Quest’ultimo aspetto è risultato particolarmente importante per raggiungere l’obiettivo di avere impianti efficienti e a basso costo. Si ricorda che in linea generale i costi di depurazione sono così suddivisi: 40% energia elettrica, 30 % smaltimento fanghi, 20% personale, 10% reattivi e varie.

Al fine di ridurre i consumi energetici, oltre alla previsione di macchine di elevato rendimento idraulico ed elettrico, si sono adottati bacini di ossidazione biologica di elevata profondità (6 m, contro gli attuali 2,7 m), e sistemi di diffusione aria ad alta efficienza (7% al m, contro 5%), in modo da incrementare la probabilità che i batteri, preposti alla depurazione, riescano ad utilizzare le micro bolle salienti, immesse sul fondo del bacino, prima che le stesse sfoghino in atmosfera. Elevate profondità e bolle piccole incrementano i tempi di risalita e aumentano i tempi di contatto,

La depurazione e il funzionamento delle pompe e delle soffianti sono gestite e controllate in automatico attraverso un sistema “smart” di supervisione, che utilizza tutte le misure di portata ed analisi provenienti dal campo per ottimizzare la qualità dell’acqua di scarico, le cinetiche del processo biologico ed i consumi energetici.

La flessibilità gestionale si estrinseca in primo luogo con le tre linee di trattamento a disposizione del gestore e si basa principalmente sull’articolazione di ciascuna delle nuove linee in 5 vasche in serie, indipendenti (macchine dedicate), by-passibili singolarmente, con la terza vasca a processo variabile (denitrificazione/ossidazione), gestita in funzione delle misure strumentali in campo,

In tale maniera è possibile incrementare passo-passo, nel tempo, i progressivi allacciamenti alla rete fognaria, utilizzando il numero di vasche e le macchine strettamente necessario, minimizzando, così, i consumi energetici.

Il sistema con cinque vasche in serie (innovativo) consentirà anche un’importante riduzione della produzione di fanghi (prodotto finale del processo depurativo a parte l’acqua depurata), poiché i batteri sviluppatisi nella vasca precedente, costituiranno cibo per i batteri della vasca successiva, dove la sostanza organica presente nei reflui da depurare risulta carente, essendo già stata rimossa dai batteri della vasca precedente.

Il sistema di supervisione, dopo un primo tempo di taratura delle logiche e formazione del personale, agevolerà anche i compiti degli operatori.

Si evidenzia inoltre l’affidabilità della qualità dello scarico, raggiunta dal controllo automatico dell’ossigeno da trasferire alla biomassa (catena di regolazione sonda di ossigeno-inverter soffiante per ciascun bacino), dalla misura analitica reale dei parametri azotati allo scarico (ammoniaca, nitrati), nonché dalla sezione di filtrazione finale, realizzata con filtro a dischi autopulente.

Oggi è già in funzione una nuova linea a cinque vasche, mentre la vecchia linea è stata fermata, in considerazione dei maggiori costi di esercizio e per effettuare la necessaria manutenzione a macchine e bacini, cosa impossibile da realizzare negli anni trascorsi a causa della unicità delle vasche a disposizione.

I valori allo scarico sono risultati perfettamente a norma, estremamente bassi anche aldilà delle previsioni più rosee, anche se i riscontri devono prudenzialmente essere fatti su un più ampio e significativo periodo di tempo.

Viene così garantito per il fiume Livenza, anche per il futuro, uno stato ottimale di qualità delle acque.

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